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Talk to Dani Daniela Linda

L’Odore della Carta ·28 settembre 2026 ·4 min di lettura

Il CV? Me lo scrive CHATGPT.

Certo che l'AI ti aiuta! Ma tu devi sapere come farti aiutare. Il CV che hai davanti è davvero giusto per quel ruolo? Parla come te e di te per davvero?

CV anonimo con citazione tratta da film Johnny Stecchino "Nun me somigghia pe' niente

Ok. Gli hai detto esattamente chi sei? Cosa cerchi? A quale candidatura ti riferisci, per quale azienda, in quale città, in quale Paese? E soprattutto: hai letto, parola per parola, quello che ha restituito? Tu l'avresti detto così? Useresti davvero quelle parole? Tu parli così? Forse la risposta è no e non è un male assoluto perché si sa che quando si scrive un CV si cerca un linguaggio più forbito. Il problema è quando il linguaggio scelto è lontano anni luce dal tuo modo reale di parlare perché se rispondi alla chiamata di un recruiter, si sente in 30 secondi che il CV non è stato scritto da te.

Cosa può fare bene l'AI

NON è un articolo contro l'intelligenza artificiale, anzi! L'AI può darti suggerimenti a cui non avevi pensato. Può correggere la grammatica, sistemare la forma, aiutarti a strutturare informazioni che hai già in testa ma non sai come ordinare. Può farti risparmiare ore di lavoro su cose meccaniche: sintassi, formattazione, sinonimi, coerenza dei tempi verbali. Come tutti gli strumenti, è il modo in cui lo usi a fare la differenza. Se sai come chiederglielo e se sai cosa vuoi.

Il quadro a metà

Le ho dato tutte le informazioni, o ha lavorato con informazioni a metà? Perché è lì, spesso, che nascono piccoli e grandi pasticci:

  1. CV scritti in modo impeccabile, patinati, che però non c'entrano nulla con l'offerta di lavoro. Zero riferimenti al ruolo, zero parole chiave del settore, come se fossero stati scritti per una candidatura generica e poi spediti ovunque, dal F&B al Tech. Il recruiter si chiede: ma questo che vuole fare? Tu cosa vuoi fare?

  2. CV ben scritti ma che raccontano una storia disallineata. Persone che al colloquio parlano in modo semplice, diretto, quasi timido e arrivano con un CV pieno di "leadership del cambiamento" e "execution di roadmap strategiche". Il recruiter legge il CV, poi incontra la persona, e si chiede se ha sbagliato appuntamento.

  3. CV esteticamente perfetti con impaginazioni curatissime, icone, colonne, grafica accattivante, meglio di una pagina di Vogue che però un ATS un po' più vecchiotto non riesce nemmeno a leggere. Risultato? Il CV più bello del mazzo finisce scartato prima ancora che un umano lo veda, perché il software non ha saputo interpretare la tabella a due colonne.

    Ridicolo? Mh, realtà.

Tre problemi diversi, una radice comune e cioè che si è delegato tutto, senza guidare lo strumento.

Quel quid in più

Aka provaci ancora.

Già, prova a fare lo sforzo di scrivere prima tu, per esteso, tutto quello che vuoi che emerga. Non è tempo buttato perché solo tu sai veramente dove vuoi andare e solo tu conosci i tuoi punti di forza (ehm, li conosci davvero i tuoi punti di forza?). Chi sei, cosa hai fatto davvero, non la versione elegante ma finta, proprio dove stai andando tu, cosa cerchi adesso e perché. Per quale azienda ti stai candidando, che settore, che ruolo, quali parole usa quell'azienda per descriversi. Tutto ciò che non dici, l’AI lo interpreta a modo suo, secondo un algoritmo che non sono in grado di spiegarti ma che si avvicina molto ad inventare cose e fatti nel modo più statisticamente probabile ma non é detto che sia giusto, forse sarà troppo generico. Più contesto dai, meno l'AI deve inventare, più c’è già di tuo, più il contenuto sarà coerente. Generico è nemico di CV. Un po' come comprare un abito bellissimo, ma della taglia sbagliata. Cosa te ne fai? Non puoi nemmeno rivenderlo.

Ah, adesso è perfetto? E qui arriviamo al punto che secondo me viene sempre un po’ tralasciato. Hai fatto tutto bene, il prompt era perfetto, il CV sa di te: e adesso tu, quel CV, lo sai raccontare? Con spontaneità, non intendo il contenuto a memoria, quello chi vuole se lo legge da solo. Sai veicolare davvero le intenzioni che vuoi comunicare, la direzione che vuoi prendere?

Il CV è la punta dell'iceberg

Un pezzo di carta, o un file, dove c'è qualcosa di te. Se sei fortunato, lo legge una persona. E se quella persona decide di incontrarti, il colloquio non è una verifica del CV. È il momento in cui scopre se quello che ha letto coincide con chi ha davanti. Ho visto candidati bravissimi affondare in colloquio perché il loro CV nuovo fiammante aveva creato un'aspettativa che loro, dal vivo, non riuscivano a sostenere. Non perché fossero meno bravi di quanto scritto, semplicemente non riconoscevano più le proprie parole.

Concretezza

Per riassumere

Usa l’AI, certo! Ma inverti l'ordine: Scrivi prima tu, anche male, anche disordinato. Butta giù fatti, numeri, risultati, episodi concreti. Il materiale grezzo deve essere tuo. Dai contesto specifico all'AI: il ruolo, l'azienda, il settore, l'annuncio parola per parola. Rimuovi quell’inutile prompt "scrivimi un CV per un project manager".
Rileggi ogni parola e chiediti: la direi così? Se dovessi espandere questo concetto, cosa direi? Prova a raccontarlo ad alta voce, prima del colloquio. Se inciampi, se non ti riconosci, riscrivi.

Se vuoi parlarne, puoi prenotare qui una call gratuita o contattarmi. Le successive costeranno più dell’AI, sì, ma io posso farti domande e darti feedback che ChatGPT non ha vissuto sulla pelle in oltre 20 anni di carriera in azienda.

Daniela Linda Vent’anni di HR fra Milano e Londra. Ora aiuto i professionisti a trovare l’azienda giusta e le aziende a trovare le persone giuste. Come sono arrivata qui →

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