Chi sono
Le Risorse Umane mi sono capitate, non le ho cercate.
Io volevo fare la giornalista. Poi si sono incastrate altre situazioni e alcune scelte, ed eccomi qui: vent’anni passati dentro i dipartimenti HR di grandi aziende, da Milano a Londra, and return.
Payroll, L&D, talent, resourcing, sistemi informativi, e chi più ne ha più ne metta. Ne ho viste di tutti i colori, da tutte le angolazioni: organigrammi, colloqui, formazione, ATS, talento e talenti, normative, privacy, policy, buste paga, leadership.
Ho conosciuto tante persone, da tutto il mondo — per davvero. Ne ho viste tante crescere tra sicurezze, incertezze, dubbi e cambiamenti. Io stessa ho attraversato i cambiamenti, e tanti li ho proprio cercati: sempre tra dubbi, testardaggine, scelte ponderate e scelte impulsive.
So cosa significa sentirsi straniera al tavolo. E so anche cosa si prova a indossare un ruolo diventato troppo stretto, a sentirsi persi senza un badge aziendale in tasca, a ricominciare da zero e a ricominciare da uno.
Non ho soluzioni, né bacchette magiche. Ho un metodo costruito sul campo, fatto di domande spesso scomode, ascolto, esperienza, e la trasparenza di dire le cose come stanno.
Il mio perché
Camden Town, 2024
Nel 2024 ero a Londra, in mezzo a una ristrutturazione aziendale. Ne avevo già attraversate a decine — ma quella volta io ero dall’altra parte della scrivania, e camminavo per Camden Town sapendo che sarei finita tra gli esuberi.
Dopo vent’anni passati a occuparmi delle carriere degli altri, in quel momento ho capito tre cose.
La prima, che la vulnerabilità non è una debolezza.
La seconda, che sapere come funziona il mercato del lavoro dall’interno cambia tutto. E ho deciso di mettere quella cassetta degli attrezzi a disposizione di chi ne ha bisogno.
La terza, che il lavoro non definisce chi sono.
Da dove viene quello che so
Il mestiere, in ordine sparso
Recruiting nel Regno Unito
Ho guidato la selezione per Regno Unito e Irlanda fino al livello executive, con un team di sette recruiter e circa ottomila assunzioni all’anno. So che aspetto ha una candidatura vista dall’altra parte, perché è la parte da cui stavo io.
Sistemi HR su scala globale
Ho portato a terra l’adozione di un sistema HR globale in 36 paesi, per oltre quarantamila dipendenti. Per questo so anche cosa succede al tuo CV quando entra in un ATS, e perché a volte non ne esce.
Ristrutturazioni, da entrambi i lati
Durante la pandemia ho accompagnato fuori dall’azienda circa tremila persone. Poi nel 2024 è toccato a me. È il motivo per cui l’outplacement che propongo alle aziende non somiglia a una pratica amministrativa.
Milano e Londra, andata e ritorno
Due mercati del lavoro che si somigliano poco e si raccontano peggio. Faccio da traduttrice fra i due: non solo di lingua, ma di aspettative, di codici, di che cosa in un colloquio conta e cosa no.
Coaching, ma dopo
Nel 2025 ho completato un Master in Coaching Dinamico™. È arrivato dopo vent’anni di pratica, non al posto di quelli: mi serviva un metodo per restituire agli altri quello che avevo già imparato sul campo.
Italiano ed inglese, davvero
Lavoro nelle due lingue tutti i giorni, comprese le simulazioni di colloquio. Se sudi freddo al pensiero di un’intervista in inglese, quello è esattamente il punto da cui partiamo.
Su di me
Fuori dall’orario di lavoro
Leggo, fotografo, guardo tanti film, scrivo storie e articoli.
Ah: sono quella che a una festa finisce a parlare di carriera con uno sconosciuto entro dieci minuti. E non per lavoro — semplicemente perché mi interessa davvero.
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Le 5 domande che un recruiter internazionale ti farà
E cosa sta cercando di capire davvero, mentre te le fa.
Sono le domande che ho fatto per anni, dall’altra parte della scrivania, in selezioni fino a livello executive. Qui trovi cosa vogliono sapere sul serio, gli errori che affondano i candidati italiani nei colloqui in inglese, e lo spazio per scrivere le tue risposte: 14 pagine da stampare o da compilare direttamente sul computer.