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Talk to Dani Daniela Linda

L’Odore della Carta ·24 settembre 2026 ·6 min di lettura

Chi è di mazzo?

Le transizioni di carriera possono essere destabilizzanti, persino spaventose. Proviamo a cambiare prospettiva insieme, tra mazzi di carte e le avventure comiche e tragicomiche. Senza bisogno di ricominciare da zero!

carte da poker da mettere in ordine, quasi una scala reale

Il vento che spariglia le carte: sopravvivere (e ridere) durante una transizione di carriera

Per transizione intendo quel lasso di tempo che destabilizza tante persone: quando cambi ruolo, azienda, lavoro, città o Paese. Insomma, quando ci sono tante cose da capire e da riassestare, come quando giochi a carte e arriva una folata di vento improvvisa che le sparpaglia sul tavolo. Non è un disastro, serve solo tempo per rimetterle in ordine, magari non esattamente com'erano prima, ma va bene comunque. Forse prima avevi un tris di 7, forse lì c'era picche, non quadri, ma funziona lo stesso.

C'è sempre la tentazione di rimettere ogni carta esattamente dove stava, come se quell'ordine fosse l'unico possibile, l'unico "giusto". E invece no: la mano che avevi prima del vento non è persa, è solo da rileggere. E sai cosa? Magari proprio la carta che sembrava lì per caso, pronta da scartare alla prossima mano, si rivela preziosa alla luce dello scompiglio. Come una competenza acquisita quasi per sbaglio, o un'attitudine scoperta facendo qualcosa di insolito.

Imparare qualcosa da ogni partita

Uh, quante partite. Alcune faticose come una gara HYROX (che solo di recente ho scoperto cosa fosse!). A vent'anni mi sono trasferita a Milano: la prima volta in cui mi sono sentita adulta in una città che ti costringe a capire in fretta chi vuoi diventare, perché lì non ti aspetta nessuno. A trent'anni sono partita per Londra, e quella non era più una folata di vento: era un tornado. La lingua da imparare sul serio, non come a scuola. Un'identità professionale da ricostruire in un contesto che, delle mie carte italiane, all'inizio, non sapeva che farsene… o meglio, io non sapevo che farci. Poi, a quarant'anni, il ritorno in Italia. Inaspettato più di tutte le altre volte. Qui il vento era diverso, ha soffiato verso radici che pensavo di essermi lasciata alle spalle, e che invece erano ancora lì, pronte a riaffiorare. Ed è tornata la briscola.

Ogni volta ho rimesso le carte in un ordine diverso. Li chiamo salti carpiati professionali: quei momenti in cui capisci che il tuo prossimo passo non sarà ovvio. Spesso mi sono confrontata e misurata (senza che loro lo sapessero! Tipo Me Vs Myself) con chi aveva il percorso perfetto ai miei occhi, quello che non fa una piega, e mi vergognavo del mio, che sembrava solo un tentativo dopo l'altro. E ogni volta, per qualche settimana, ho pensato di aver perso qualcosa di insostituibile, di aver sparigliato le carte in modo irreversibile. Non era mai vero. Semplicemente non sapevo ancora leggere il gioco nuovo che avevo tra le mani, e serve un po' di esercizio per capire quale può essere la prossima mossa.

Racconto questo mio percorso bello e strano perché ha funzionato ma NON in senso assoluto! Ha funzionato per me il giorno in cui ho deciso di farne la mia forza. Attraversare transizioni mi ha dato nuovi punti di vista, nuove esperienze, e una consapevolezza di me che mi ha aiutato a superare davvero gli ostacoli.

E poi ho imparato a pensare con più leggerezza Le transizioni puoi viverle come questione di vita o di morte, oppure puoi imparare ad apprezzarne le mille sfumature e le possibilità che, proprio da lì, possono nascere.

Non si ricomincia da zero

C'è un momento, in ogni transizione, in cui il cliente che ho davanti pensa di dover reimparare a camminare. Ma non è così: cambiare non significa buttare via tutto ciò che è stato. Non si riparte mai davvero da zero, perché qualunque cosa sia successa prima, porta con sé un vantaggio, anche se nascosto da qualche parte. La sfida più grande, in transizione, è imparare a guardare quello che hai già da un punto di vista diverso e iniziare a raccontartelo in un modo nuovo.

Prima trovo tutte le risposte, poi mi muovo Molte persone si comportano come se dovessero risolvere l'intera mano prima di giocare anche solo una carta. Capisco l'istinto perché il vuoto fa più paura del rischio ma è anche il modo più efficace per restare fermi per mesi (anni?), a guardare le carte sparse sul tavolo senza toccarle. Così la transizione rischia di diventare infinita: pensieri che girano su loro stessi senza andare da nessuna parte, finché non finisci per credere che non ce la farai mai. La verità è che funziona al contrario: ti muovi per scoprire, non scopri per poi muoverti. Ogni colloquio, anche quello andato male, ogni conversazione informale, anche quella imbarazzante, in cui non sapevi bene cosa dire di te, sono carte che raccogli una alla volta, giocando. E va detta un'altra cosa: va bene anche sbagliare. Puoi accettare un ruolo e scoprire, dopo tre mesi, che non è quello giusto: è un'altra folata di vento, e la partita ricomincia. Oggi chi cambia lavoro una volta sola nella vita è più raro di chi lo cambia cinque o dieci volte. La transizione semi-permanente sta diventando la norma.

Il lato comico

Nessuno lo ammette nei post motivazionali su LinkedIn, ma la transizione è anche, oggettivamente, comica. Sei una persona adulta, magari con vent'anni di carriera alle spalle, che ripassa per un colloquio come fosse un'interrogazione di terza media. Rileggi il tuo CV e ti chiedi chi sia quella persona iper-performante descritta in terza persona. Provi davanti allo specchio come presentarti, e ti cambi cento volte perché non vuoi sembrare né troppo boomer né troppo giovane. All'improvviso sei un professionista navigato con le insicurezze di un adolescente. Sei sbagliato? No. Tragicomico? Forse, ed è bello così, anzi è liberatorio. Perché conta chi sei adesso, non chi eri vent'anni fa. Solo chi sei adesso: dove vuoi andare, e come.

3 cose concrete, mentre il vento spariglia le carte

Raccogli le carte prima di giudicarle. Fai l'inventario di quello che sai fare, senza filtrarlo subito con un "ma questo non conta perché...". Il filtro arriva dopo, non durante la raccolta.

  1. Trova il linguaggio giusto. Riscrivi la tua esperienza in termini che chiunque, fuori dal tuo settore, capirebbe al bar o a messa.
  2. Accetta di giocare una mano prima di sapere se è quella giusta. Nessuna decisione, in transizione, è definitiva. Carta sbagliata? Ok, si va avanti senza rimuginare.
  3. Le carte, alla fine, tornano sempre in un qualche ordine. Non sarà quello di prima. Andrà bene lo stesso anzi, a volte va meglio.

Sei nel pieno di una tormenta? Vedi il cielo che si sta scurendo e sai che arriverà un ventaccio?

Siediti un momento, chi è di mazzo?


Le carriere mi fanno friccicare gli occhi, me ne occupo ogni giorno, da un bel pezzo ormai, insieme a formazione, mentoring e coaching. Sarei onorata di ascoltare la tua storia e, se vorrai, sarò ancora più onorata di accompagnarti per un pezzettino mentre insieme guardiamo le carte che hai in mano. Questo è il link per una call gratuita.

Daniela Linda Vent’anni di HR fra Milano e Londra. Ora aiuto i professionisti a trovare l’azienda giusta e le aziende a trovare le persone giuste. Come sono arrivata qui →

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