Ma sei matta?
Me lo sono sentita dire tante volte perché qualunque cosa io faccia, per qualcuno sbaglio. E allora voglio sbagliare perché ho scelto, senza sentirmi addosso le paure degli altri.
Quante volte me l’hanno detto! La prima volta in cui me lo hanno urlato in coro, è stato quando ho annunciato le mie dimissioni dal mio sicurissimo tempo indeterminato. Lavoravo a Milano, avevo un bel lavoro.
“Io vado a Londra! La lingua la imparerò, posso sempre fare qualche lavoretto nel frattempo”.
Mi guardavano come se fossi un’aliena. Avevo 30 anni, una certa e invidiabile stabilità (se vista dall’esterno) ma a me mancava qualcosa, mi sentivo soffocare. Dimissioni rassegnate, 3 mesi di preavviso, incassai il TFR e partii.
Facile? HELL NO!
Il giorno dell’Epifania ero là, ad ammirare il Tower Bridge di notte. Quanto era bello, ero a Londra, di notte, passeggiavo per le strade di una città affascinante e misteriosa. Le prime settimane sono state da turista, spensierate e divertenti… poi la faccenda si è fatta spessa perché avevo difficoltà ad ordinare da Starbucks!
“CHEN AI EV A FUL LIF TI…?”
azzardavo tremolante e per tutta risposta: “a tea, whatsizeaswannagsjdlde?” capivo un quarto di ogni frase e poi mettevo insieme il significato con creatività.
Avevo dei risparmi ma ehi, Londra costa! Forse ero matta davvero?
Eh no, ero proprio dove volevo essere.
Ma questa è un'altra storia e avrà un momento tutto suo se vorrai ascoltarla. Anni dopo (molto più dell’annetto che mi ero data) avevo deciso di rientrare in Italia. Ma perché tornare, quando avevo trovato tutto quello che cercavo quando sono partita? Non sapevo spiegarlo bene nemmeno a me stessa: c'erano radici che tiravano più forte di quanto pensassi, c'era la sensazione che "avercela fatta" non fosse più la domanda giusta da pormi. Cosa voleva dire, poi? All’improvviso assumeva tutto un altro significato.
Io non avevo mai pensato a queste cose, ero troppo impegnata, troppo di corsa, avevo da fare mille cose. E poi boom, il pensiero è arrivato. Cosa stavo cercando a quel punto? Eppure se stringevo i denti ancora un po’, potevo fare un'altra capriola in avanti, guadagnare di più, saltare nell’altra casella dell’organigramma… E invece il nulla, non mi importava più. “Ok, mi licenzio e torno in Italia”. Una nuova potentissima eco di
MA SEI MATTA?
mi era tornata indietro più forte della prima partenza. ANCORA. Una cosa da spostare l’aria, come il Frecciarossa che ti passa a un metro. Insomma, comunque tu faccia, per qualcuno sbagli. Sbagli quando fai, e sbagli anche quando fai il contrario di quello che gli sembrava sbagliato prima. Un bel rompicapo, entrare nella testa della gente. Come dicevo, succede anche con le persone che ti amano di più in assoluto, quelle che vogliono solo il tuo bene. Sai cosa c'è? C'è che filtriamo tutto attraverso le nostre paure, i nostri limiti. Quello che diciamo è spesso il frutto della nostra esperienza, di ciò che è stato, di ciò che avremmo voluto essere e, soprattutto, di ciò che non è stato.
LA PAURA, LE PAURE.
Io me la sono fatta sotto dalla paura un sacco di volte, pietrificata. Prima la lingua, poi la sindrome dell’impostore, poi l’età, poi poi poi. Però, in questi anni, ho capito qualcosa di me, qualcosa a cui mi sono aggrappata con tutte le mie forze quando il vortice delle paure degli altri mi trascinava giù. Ho capito che, se dovevo sbagliare, valutare male una situazione, doveva essere una mia decisione, una mia responsabilità.
Non so se ti ritrovi su questa cosa e voglio chiederti: quel “ma sei matta!” (o matto?) che hai detto quella volta, stava davvero proteggendo qualcuno da una follia oppure era la tua paura a giudicare per te? Prova a pensarci onestamente, con grande apertura.
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Daniela Linda Vent’anni di HR fra Milano e Londra. Ora aiuto i professionisti a trovare l’azienda giusta e le aziende a trovare le persone giuste. Come sono arrivata qui →


