La maglietta taglia unica che non ti va mai bene
Taglia unica vuol dire che sta larga a tutti e non veste bene nessuno. Vale per le magliette dei convegni e vale, quasi sempre, per il ruolo che stai facendo adesso.
Hai presente le magliette che danno agli eventi aziendali? One size fits all.
Non è vero. Sta larga a tutti, non veste bene nessuno, e la fine è sempre la stessa: finisce in fondo al cassetto e la usi per lavare la macchina.
Con i ruoli funziona uguale.
Come si finisce dentro una taglia unica
Nessuno sceglie di indossare una maglietta che non gli sta. Ci finisci dentro un pezzetto alla volta, e ogni pezzetto sembra ragionevole.
Ti hanno promosso perché eri bravo a fare una cosa, e ora quella cosa non la fai più: gestisci chi la fa. Hai preso il ruolo perché era l'unico disponibile in quel momento, e in quel momento andava benissimo. Hai accettato le responsabilità in più perché non c'era nessun altro, e poi sono rimaste tue per sempre.
Nessuno di questi passaggi è stato uno sbaglio. Solo che sono passati quattro anni, tu nel frattempo sei cambiato, e la maglietta no.
I segnali, che sono sempre gli stessi
Dopo un po' di anni li riconosco al secondo colloquio. Sono banali e sono precisi.
La domenica pomeriggio. Non il lunedì mattina: la domenica pomeriggio, che è quando il corpo si accorge prima della testa.
Non sai più raccontare cosa fai. Quando qualcuno a cena te lo chiede, senti che la risposta è lunga, involuta e un po' difensiva. Chi ha un ruolo che gli sta bene lo spiega in una frase.
Sei bravo e non ti serve a niente. Le valutazioni sono buone, i risultati ci sono, ma non producono nessuna sensazione. Solo sollievo che sia finita.
Ti irrita chi è entusiasta. Questo è il più affidabile di tutti, e il meno confessabile.
Il momento in cui quasi tutti sbagliano mossa
Quando i segnali diventano insopportabili, la reazione tipica è cercare un'altra maglietta. Nuova azienda, ruolo simile, stipendio un po' più alto.
Funziona per circa sei mesi. Poi si torna esattamente al punto di prima, e stavolta con in più la sensazione di aver già provato.
Il motivo è che la domanda era sbagliata fin dall'inizio. La domanda non è dove vado adesso. La domanda è quale forma ha il corpo.
Prendere le misure
Non serve un anno sabbatico né un'illuminazione. Serve smettere di ragionare per titoli e cominciare a ragionare per giornate.
Prova a rispondere a queste, per iscritto, che è diverso.
- Nell'ultimo anno, qual è stata la giornata di lavoro migliore? Non il risultato migliore: la giornata. Cosa stavi facendo, con chi, in che stanza.
- Cosa c'era in quella giornata che di solito non c'è?
- Quale parte del tuo lavoro, se domani sparisse, non ti mancherebbe per niente?
- Cosa fai con facilità che agli altri costa fatica? (Se rispondi "niente", chiedilo a un collega. Ti stupirà.)
- Se il tuo ruolo non avesse un nome, e dovessi descriverlo solo con quello che fai davvero tutti i giorni, che cosa scriveresti?
Da queste risposte non esce un titolo. Esce una forma. E la forma serve molto di più del titolo, perché una volta che ce l'hai puoi guardare un'offerta di lavoro e capire in tre minuti se ti sta o no — invece di scoprirlo dopo sei mesi.
Il pezzo scomodo
C'è un'ultima cosa, e la dico perché nessuno la dice.
A volte la maglietta sta stretta perché sei cresciuto. E a volte sta larga perché ti sei rimpicciolito per starci comodo.
Il secondo caso è più difficile da guardare, e più frequente di quanto sembri. Se da qualche anno ti stai raccontando che va bene così, che tanto lo stipendio è buono, che a quarantacinque anni non si cambia — non è una maglietta che ti sta larga. È che hai smesso di prendere le misure.
Si può ricominciare a prenderle in qualunque momento. Anche oggi pomeriggio, con un foglio.
Se preferisci farlo con un metodo invece che con un foglio bianco, La Ruota degli Obiettivi serve esattamente a questo. Oppure ne parliamo.
Daniela Linda Vent’anni di HR fra Milano e Londra. Ora aiuto i professionisti a trovare l’azienda giusta e le aziende a trovare le persone giuste. Come sono arrivata qui →
